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Edizione provinciale di Trieste


SECONDA D - Nuovo mister al Montebello. Piran: forse qualcosa cambierà

Intervista al bravo e combattivo allenatore che il club nerazzurro ha deciso di esonerare per tentare di dare una scossa alla squadra. Al suo posto il ds Cociani

Finisce il rapporto fra il Montebello e il suo allenatore Valentino Piran, giunto in estate alla corte della squadra triestina nerazzurra impegnata nel campionato di Seconda categoria, girone D. Una sola vittoria nel 2018 in casa a spese del San Canzian, per il resto un pari interno con la Fortezza e amare sconfitte che hanno portato la società a decidere di sollevare dall’incarico l'allenatore. Abbiamo sentito proprio Valentino Piran su questa svolta compiuta dal Montebello.
Qual è il suo stato d'animo?
Sono molto sereno, la decisione è arrivata della società in un momento dove anche in campo c’era abbastanza buio e ciò mi dispiaceva, vedevo la squadra fare fatica a riprendersi  e reagire. Di conseguenza la scelta è stata, non dico accettata, ma condivisa dal sottoscritto. L’ottanta per cento delle volte questa scelta paga, nella testa dei ragazzi il cambio di timoniere porta nuovi stimoli”.

Non è stato quindi un esonero inaspettato?
Non è che me l’aspettassi ma il fatto di aver ricevuto la chiamata lunedì pomeriggio dal presidente Rossi mi ha fatto immaginare subito il contenuto della telefonata; tutto sommato non lo definirei quindi un fulmine a ciel sereno”.

E’ già stato nominato il suo sostituto?
Sì, è Lorenzo Cociani che già aveva allenato anni fa la squadra ed è lui che mi ha voluto quest’estate al Montebello. Il fatto che sia lui a prendere le redini mi rincuora perché conosce i ragazzi, non è uno da fuori che deve conoscere giocatori e ambiente. Cociani li ha già visti giocare tante volte e non deve inventarsi cose strane. Ha qualche idea diversa dalle mie ma porterà sicuramente stimoli”.

Cos’è che le dispiace maggiormente?
Dopo aver lavorato sette mesi resto amareggiato di non essere riuscito ad arrivare all’obiettivo societario, mancano all’appello una decina di punti lasciati per colpa nostra e dispiace vedere degli errori che a questa età dovrebbero non verificarsi più. Da parte di alcuni giocatori più esperti certi errori non si devono commettere. Anche domenica scorsa contro il Muglia, squadra con la bava alla bocca alla ricerca della salvezza, noi abbiamo commesso degli errori da squadra di esordienti. Da lì ho capito che non riesco a superare questa condizione, c’è come un muro. Fra l’altro per problemi personali ho fatto dei salti mortali per potermi dedicare alla squadra e sono contento di averlo fatto. Lascio comunque in tutta serenità, sono andato a salutare i ragazzi dicendo loro di rimanere sempre il primo tifoso del Montebello”.

Non ha mai pensato di lasciare lei l’incarico?
“Io sono una persona abituata a lottare fino alla fine e con il mio carattere è molto difficile che possa dare le dimissioni. E lo dico sinceramente, già tempo fa ne avevo parlato con il ds Cociani sul fatto di poter fare un passo indietro se la situazione dovesse peggiorare. Preferisco rimanere in un posto dove sono ben voluto da tutti e condividono le mie idee di calcio. La società adesso ha preso questa decisione in un momento difficile della stagione con un prossimo calendario complicato ma può essere che qualcosa cambi nella testa dei ragazzi".

A inizio stagione giravano voci su una sua voglia di lasciare il calcio, era nauseato. E’ ancora di quell’idea?
C’è tanta presunzione nei ragazzi giovani e considerato che ho mio figlio ancora in tenera età vorrei stare più con lui: è probabile mi prenda un anno di pausa, lo avevo già preventivato e questo esonero mi lascia comunque sereno. La mia idea è che bisogna costruire tanto con i giovani e non farli arrivare a venti anni, giocare in seconda categoria e si sentono dei fuoriclasse. Attualmente abbiamo una rosa ristretta e avendo più scelte più di qualcuno starebbe in panchina”.

Si sente più a suo agio con i giovani?
Sono nato con i giovani mi sono trovato bene il primo anno con gli esordienti. Non sono il tipo da dire di voler fare la prima squadra perché ci sono i rimborsi. Credo fermamente nel calcio giocato e nel calcio da cui si può imparare dall’allenatore che hai. Fino a tre anni fa ho fatto diverse stagioni con gli Juniores è ho notato che già a 16-17 questi ragazzi sono talmente presuntuosi che non hanno voglia di imparare altro. Mio figlio gioca nei pulcini ma se gli dico qualcosa mi risponde per le rime e devo attendere che sia lui a chiedermi se ha sbagliato qualcosa in campo per poter dirgli la mia opinione. E’ cambiata proprio la generazione sia in campo che fuori”.

Claudio Mariani


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  Scritto da La Redazione il 07/03/2018
 

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