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Edizione provinciale di Udine


SEBASTIANIS - Da Vendrame a Miano. E quei 20 anni di Sevegliano

Abbiamo telefonato al grande Paolo, eclissatosi da un po' di tempo in qua da un mondo del calcio regionale che l'ha visto a lungo punto di riferimento. E in futuro? "Mai dire mai..."

Trincea lavorativa, serenità in famiglia nella campagna che abbraccia Talmassons, pensieri calcistici: all'altro capo del telefono c'è uno dei totem del calcio friulano, Paolo Sebastianis, il mitico "Seba", emblema di un'altra generazione, di un altro periodo, se non d'oro, quasi. Classe di ferro 1967, Sebastianis da qualche anno s'è come eclissato da un mondo che l'ha visto a lungo protagonista e punto di riferimento. Ma la sua assenza si fa sentire, la sua assenza non è disinteresse, marca semmai la distanza tra un certo calcio e quello attuale. Eppure nelle vene scorre sempre la passione per il cuoio, una passione centellinata e diluita per lasciar spazio agli impegni nel campo lavorativo e degli affetti. 
Se non che, ecco che il Coronavirus impone a tutti di fermarsi, di riflettere, di mettere in fila esperienze e ricordi, e così è bello sentire il Paolone viaggiare nel corso degli anni, tra una promozione e una salvezza miracolosa, tra un tecnico e un calciatore di vaglia; purtroppo qualcuno non c'è più, e allora il ricordo è più forte, più dolce. Come quello per Ezio Vendrame, avversario sul campo e nei panni di allenatore: "Ho affrontato Vendrame in una Seconda categoria, lui giocava nel Casarsa, il sottoscritto nel Talmassons. In seguito ai tempi del Sevegliano mi imbattei nello Juniors Casarsa plasmato da Ezio, una signora squadra: il campionato era quello di Eccellenza e lo Juniors alla fine retrocesse perdendo proprio a Sevegliano, mi pare ai calci di rigore, lo spareggio per la salvezza con il San Giovanni. E' venuto a mancare un uomo speciale". 
La memoria corre rapida e si ferma all'indimenticato Giancarlo Bassi, timoniere della Rappresentativa che sbancò due volte il Barassi, il torneo delle Regioni insomma: nel 1988 la Juniores di Bassi in Puglia finì nel gironcino di ferro con Toscana, Lazio e Sicilia. E c'era anche il "Seba" nell'agguerrita selezione nostrana, un "Seba" che ancora si disimpegnava, lui poi diventato strepitoso centrale difensivo, a centrocampo, sfruttando il piedone dinamitardo, una fisicità da paura e tutto il resto: "Fummo eliminati perché avanti 2-0 a 5' dalla fine, la Toscana, che poi avrebbe vinto quell'edizione, riuscì a batterci 3-2 anche a causa di un arbitraggio che mandò su tutte le furie Giancarlo". Il Seba segnò sia contro il Lazio (1-1, gol da centrocampo), che contro la Sicilia (1-0 realizzato su calcio di punizione), ma non bastò per evitare un precoce ritorno a casa. 
Naturalmente nella chiacchierata tiene banco l'epopea del grande Sevegliano, quello zampariniano, di Vidal, Nicoletto e, appunto, Sebastianis: "Ora c'è stata la fusione con il Fauglis, non lo sento più così mio, i tempi sono cambiati, credo sia normale. Quanti anni ho giocato con i gialloblù? Venti anni tondi, dei quali metà in serie D con l'intermezzo dal 1996 al '99...". Ed ecco materializzarsi i compianti Giorgio Zuccheri e Urbano D'Andrea, ecco brillare la classe di Paolo Miano. E poi Colussi, Maccagnan, Pentore, Macuglia..., e poi ancora Attilio Tesser, Gianni Tortolo, Ermanno Tomei e Massimiliano Moras: "Era un altro calcio, giravano indubbiamente più soldi, ma c'era anche più passione e a vedere una partita di Eccellenza ci si divertiva sul serio. Per il resto, il movimento soffre come soffre tutto o quasi in Italia, i problemi sono più o meno gli stessi che si faccia impresa o che si debba mandare avanti una società di calcio... E ora col Coronavirus dovremo tirare fuori il meglio di noi stessi per venirne fuori e forse sarà l'occasione per sistemare parecchie cose. Sicuramente nel calcio bisognerà puntare ancora di più  e con maggior efficacia sul settore giovanile". 
E Paolo Sebastianis tornerà nella mischia? "Mai dire mai".  

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  Scritto da La Redazione il 05/04/2020
 

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