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Edizione provinciale di Gorizia


PROTOCOLLI - Le lacune del fascicolo d'idoneità post Covid

Tante perplessità sulle regole per il reintegro degli atleti risultati positivi e successivamente negativizzati. Le società chiedono delle linee guida che possano conciliare la salute dell'atleta con la sostenibilità economica da parte delle società

L'alternarsi dei protocolli e delle linee guida, che dall'inizio di questa martoriata stagione calcistica si succedono, sono sempre stati tema di dibattito per ogni società, soprattutto per quanto riguarda il mondo dilettantistico che ha, ovviamente, esigenze e meccanismi diversi rispetto al calcio professionistico. A far discutere, in questo caso, è il fascicolo d'idoneità per gli atleti agonisti, ma non professionisti, che abbiano riscontrato una positività al Covid-19. Le regole sembrano cozzare con la realtà delle piccole società dilettantistiche, ma anche dei settori giovanili, che hanno fatto trasparire tutto il proprio dissenso a riguardo. Procediamo con ordine a spiegare, punto per punto, quali sono le criticità che hanno raccolto il malumore da parte dei diretti interessati:
1- L'atleta negativizzato è tenuto ad aspettare trenta giorni, a partire dal giorno in cui ha effettuato il primo tampone positivo.
Questa regola si scontra con la realtà nella quale, in quanto comune cittadino, un atleta dai 12 anni in su può tornare alla vita normale, terminando la propria quarantena, dal momento della certificazione della propria negativizzazione. Non si capisce, dunque, per quale motivo si debba prolungare la propria inattività sportiva fino al trentesimo giorno.
2- Una volta raggiunto il fatidico trentesimo giorno di inattività, bisognerà effettuare nuovamente la visita medica di idoneità.
Tutto giusto e sacrosanto per salvaguardare la salute dell'atleta, ma ogni visita ha un costo che oscilla tra i 150 ed i 180 euro, una vera e propria stangata ai danni delle famiglie o, eventualmente, delle società d'appartenenza che spesso hanno difficoltà a permettersi tale cifra soprattutto, per quanto riguarda queste ultime, se moltiplichiamo questa cifra per un gran numero di tesserati.
3- L'atleta risultato positivo che avrà ottenuto una nuova idoneità, dovrà effettuare visite di controllo periodiche per il primo periodo dal rientro in campo, con ulteriori spese a carico delle società, già allo stremo delle forze economiche.

Tali punti sono stati aspramente contestati dalla maggior parte delle società dilettantistiche di tutta la penisola, già in seria difficoltà a causa di protocolli e mancati introiti, che rischiano di compromettere irrimediabilmente la propria situazione societaria. Andrebbero infatti rivisti al più presto, venendo incontro alle esigenze di tutti e conciliando la salute degli atleti con la sostenibilità per tutte le società dilettantistiche, che rappresentano la parte fondante del calcio giovanile e regionale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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  Scritto da La Redazione il 27/01/2021
 

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