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Edizione provinciale di Gorizia


IL PERSONAGGIO - Della Valentina: meno tattica e più spazio al talento

L'ex Udinese, Pordenone e Pro Gorizia parla del calcio italiano e di come andrebbero istruiti i giovani calciatori: "Il calcio è semplice, i giocatori e le squadre più forti alla fine si distinguono sempre. Bisogna dare ai giovani delle solide basi su come si gioca a calcio, non si può pensare solo alla tattica perchè si vuole ambire ad allenare in prima squadra"

Dalla Primavera dell'Udinese negli anni d'oro di Zico, passando per l'esperienza a Jesi con Luca Marchegiani come compagno, ai quattro anni a Cittadella con una storica promozione in C2, fino ad arrivare ai giorni nostri con la passione di allenare nel tempo libero. Angelo Della Valentina metronomo di centrocampo, ripercorre insieme a noi gli anni migliori della sua carriera da calciatore, ci parla del presente sulla panchina del Grantorto, squadra di Prima Categoria veneta, e fa una lucida disamina sul calcio giovanile attuale.

CARRIERA - "Sono di Polcenigo, vicino Pordenone e mi sono spostato a 14 anni ad Udine per giocare con la Primavera dell'Udinese. Ho vestito la maglia bianconera per cinque anni con Birtig, molto conosciuto nel calcio friulano, ma anche Pasa per citarne un altro. Erano gli indimenticabili anni di Zico. Poi sono andato a Jesi, Pordenone, Gorizia, Pievigina e quattro anni a Cittadella, che sono stati i miei anni migliori, per concludere alla Giorgiana che era una squadra di Serie D che ora non esiste più".

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COMPAGNO ILLUSTRE - "A Jesi ho avuto il piacere di giocare con Luca Marchegiani in C2. Avevo 19 anni e lui è un anno più grande di me quindi eravamo i due più giovani della squadra. Fu un bell'anno, ricordo che giocai parecchio con 27 presenze, però al ritorno ad Udine non c'era più la società e finii nel dimenticatoio, restando fermo per un paio di mesi, fu come ripartire da zero. Fu un brutto momento perchè presi dai problemi societari si scordarono di me e non è bello sentirsi ignorati, soprattutto venendo dall'anno prima in cui c'era Braida aveva molta stima nei miei confronti e nei giovani in generale".

PRO GORIZIA - "Ho avuto il piacere di giocare al "Campagnuzza", con Giancarlo Pozzo presidente e Delneri allenatore in Serie D".

PRESENTE - "Adesso alleno una squadra di Prima Categoria in Veneto, il Grantorto. Da allenatore ho sempre avuto alti e bassi anche perchè ho sempre dato la precedenza al lavoro, prendendo le mie esperienze in panchina come una semplice passione. Mi sono imposto di non allontanarmi più di dieci chilometri da casa, altrimenti diventa troppo pesante continuare. Ho trovato questa società seria ed ambiziosa, quest'anno se avessimo avuto la possibilità di giocare avremmo lottato almeno per un posto nella griglia playoff ma anche qualcosa in più. E' un clima familiare perchè tutti i dirigenti sono ex calciatori che ho allenato e mi hanno voluto con loro. L'anno scorso abbiamo vinto il campionato di Seconda ed aspiravamo a fare il doppio salto di categoria consecutivo. Ci riproveremo l'anno prossimo".

RIPARTENZA ECCELLENZA - "Secondo me è un segnale positivo di rinascita, ma non so quanto possa essere utile in questo momento. A mio avviso o avrebbero dovuto continuare il campionato come in Serie D, perchè qui in Veneto parteciperanno solo le squadre che aspirano al salto di categoria, oppure si potevano aspettare tempi migliori. Nel calcio le vie di mezzo non servono a niente, o tutti o nessuno".

PRIMAVERA UDINESE - "Vado a vedere spesso il Cittadella perchè mi piace osservare i giovani. Qui si fa calcio prima di tutto per passione, con l'obiettivo di tanto in tanto di voler puntare alla Serie A ma non in modo ansioso o spasmodico. Vedo sempre, non so se per colpa o per merito dei procuratori, che è un calcio che crea tante illlusioni. Tanti arrivano a giocare a questi livelli in Primavera, ma dopo un anno si trovano a smettere di giocare, tutto questo per ragionamenti economici. Creare delle illusioni per me è sempre sbagliato, conosco ragazzi che sono arrivati anche a giocare alla Juventus, ma bisogna giocare sempre e solo per amore del calcio e non con l'obiettivo fisso di voler sfondare. Ai miei tempi eravamo più liberi di giocare, mentre ad oggi si punta un po' troppo ai tatticismi, tendendo a trascurare la crescita del giocatore e lo sviluppo della tecnica. Nei settori giovanili bisognerebbe solo insegnare a giocare a calcio, non voler per forza vincere per farsi una carriera da allenatore. Un esempio positivo è l'Atalanta che ha uno dei settori giovanili migliori ed ha allenatori che sono prettamente istruttori e non hanno ambizioni di voler arrivare in prima squadra".

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DIFFERENZE TRA VENETO E FRIULI - "Il Veneto è più grande e dà più possibilità legate al bacino, per cui ci sono più squadre che riescono a far meglio. Sui grandi numeri tende sempre a prevalere il calcio veneto perchè può contare su più squadre ma ritengo che ci siano ottime squadre anche in Friuli, la Manzanese lo sta dimostrando attualmente, ma anche il Tamai per tanti anni, ai miei tempi c'era il Centro del Mobile, il Cordenone, Gorizia, Sanvitese, ci sono sempre tante realtà importanti".

IL FIGLIO NICOLA - "E' più appassionato di me, a me piace vedere il bel calcio come le fasi finali di Champions perchè mi piace l'intensità con cui giocano le squadre migliori europee. Nicola è un po' più "fanatico" di me, anche quando giocava era sempre teso, ma alla fine il calcio è semplice. I giocatori migliori e le squadre migliori si distinguono sempre e comunque, bisogna solo dare ai giovani delle solide basi e il resto vien da sè, lo dico anche a lui che allena i ragazzini. Mio figlio da giocatore aveva tanta grinta, ma era troppo esuberante, non era affatto male ma eccedeva nella foga. Da allenatore è molto più bravo di me, ci mette molta più passione, mentre io non guardo molto agli altri e voglio andare avanti con le mie idee. Sono sempre convinto che se riesci ad equilibrare bene la squadra a livello di gruppo, soprattutto tra i dilettanti, si ottengono sempre i risultati. Non si può pensare da professionisti in queste categorie, bisogna far divertire la propria squadra anche perchè è un dopo-lavoro e negli ultimi anni di carriera ho vissuto anch'io gli allenamenti dopo aver lavorato e avevo solo voglia di staccare e divertirmi".

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  Scritto da La Redazione il 12/04/2021
 

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