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Edizione provinciale di Pordenone


DON BOSCO - Addio al club per contrasti con le esigenze dei salesiani

Dopo la prima squadra, abbandonata cinque anni fa, chiudono i battenti anche per il settore giovanile. Sono usciti dal mitico terreno sabbioso numerosi nomi di spicco del calcio regionale

Una fetta della storia di Pordenone, della cultura cittadina, un punto di ritrovo per molte generazioni naoniane è in procinto di chiudere i battenti. La notizia circolava da qualche tempo, ma ora con le dimissioni in blocco del Consiglio direttivo con a capo il presidente Del Savio è diventata una triste realtà. Alla base della decisione la difficoltà di coniugare il progetto sportivo con le esigenze dei salesiani. Quindi a cinque anni dalla prima dolorosa rinuncia alla prima squadra, che per decenni aveva militato nei vari campionati dilettantistici regionali arriva ora il secondo temuto passo che riguarda da vicino l’attività giovanile. Una mazzata terribile sul mondo dello sport pordenonese e dell’intero Friuli occidentale. Se non si farà avanti una nuova dirigenza, disposta a prendere in mano ciò che resta della vecchia associazione sportiva dilettantistica Salesiana, morirà un sodalizio che ha fatto la storia del pallone cittadino. Il campo sintetico attuale, che ha preso il posto del rettangolo sabbioso, tanto iconico quanto ricco di storia, ha visto passare numerose figure di spicco del calcio della destra Tagliamento. Maurizio  Mazzarella è solo uno degli innumerevoli pordenonesi che su quel mitico fazzoletto di terra nel cuore della città hanno mosso i loro primi passi nello sport. Uno di quelli che nel calcio hanno fatto carriera approdando al professionismo, come i fratelli Bruno e Sergio Antoniazzi, Michele De Rosa, Claudio Marson, Toni Pollini, lo stesso Ezio Vendrame, anche se calcisticamente non era propriamente nato lì. Oltre a loro, generazioni di appassionati per i quali il pallone ha avuto e ha tuttora un significato profondo, vedi l’ex sindaco Sergio Bolzonello. Senza dimenticare che il Pordenone attuale nacque proprio dalla volontà dell’allora presidente Zuzzi, unendo il Don Bosco ai cocci dell’allora compagine neroverde. La figura dell’oratorio, compagno di viaggio di molti di noi, di un epoca passata, ma viva nei ricordi unita al calcio passione collettiva ha scritto pagine indelebili e chissa che qualche ragazzo di allora non possa subentrare e salvare la storia.

Gianpaolo Leonardi


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  Scritto da La Redazione il 28/05/2021
 

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