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Edizione provinciale di Gorizia


A TU PER TU - Lugli e l'Ufm, una storia gloriosa e i nuovi traguardi

Il presidente del storico club azzurro apre l'album dei ricordi di una famiglia che ha sempre avuto il calcio nel Dna e affronta anche le prospettive della stagione appena cominciata: dall'effetto Pafundi alla speranza di riconquistare l'Eccellenza...

Il presidente Rodolfo Lugli, discendente di una illustre famiglia assoluta protagonista della storia del calcio a Monfalcone, ci parla della sua gloriosa società dal passato ultra centenario e dei suoi progetti futuri in seno ad essa.       

Parte con il piede giusto l’Ufm al cospetto dei propri tifosi per la prima ufficiale di Coppa Italia che li vede detentori della stessa. Il successo per 5–0 contro la neo promossa Trieste Victory Academy è un risultato che non ammette discussioni. Nessuna sorpresa, la squadra di Monfalcone è stata costruita per il salto di categoria.

Con questa lusinghiera premessa iniziamo dunque la nostra intervista con il presidente Rodolfo Lugli, degno erede di una dinastia che ha contribuito alla stesura di molti bei capitoli sportivi di questa gloriosa società.

“Come giocatore non avevo la bravura di mio padre o di altri parenti stretti di cui parleremo in seguito. Giocavo da libero e ho attaccato le scarpe al chiodo a soli 22 anni per poi passare a fare il dirigente. Anche mio figlio Lorenzo, classe ’95, ha giocato qui con noi ed ora ricopre il ruolo di direttore generale affiancandomi ed anche sostituendomi quando mi assento per motivi di lavoro. Probabilmente il calcio, noi, ce l’abbiamo nel Dna!”.

Ma prima di iniziare a sfogliare l’album dei ricordi facciamo una carrellata sull'Ufm attuale. “Quest’anno – ci spiega - i tesserati nel solo settore giovanile si aggirano sui 250 e 30 di questi sono under 19. Chissà, forse sarà anche dovuto all’effetto Simone Pafundi, che qui da noi ha iniziato a giocare per poi trasferirsi all’Udinese; fatto sta che oggi il nostro grosso, vero problema è costituito dagli spazi che meriterebbero nuovi sbocchi. Per quanto riguarda invece la prima squadra, essa si presenta ai nastri di partenza in maniera come sempre ambiziosa: in questa piazza ricca di storia non potrebbe essere altrimenti. Il nostro obiettivo societario allo stato attuale è la promozione in Eccellenza. Tuttavia, spero sempre che qualche importante imprenditore possa venire coinvolto, appassionarsi e regalarci la possibilità di poter alzare ulteriormente l’asticella verso nuovi ambiziosi traguardi. Io sarei disposto tranquillamente a farmi da parte, pur continuando a dare il mio massimo contributo sia come sponsor che come dirigente.”

Con lo sguardo rivolto alla tribuna appena ristrutturata ci confida di avere un sogno nel cassetto: “Lì sotto ci è stata messa a disposizione un’ampia sala e proprio lì mi piacerebbe offrire ai nostri giovani atleti il doposcuola. Chiarisco. Vorrei gettare le basi di un progetto con le aziende in cui poter coniugare scuola, sport e lavoro. Quando ero giovane il sentiero, il percorso per noi ragazzi era in pratica già tracciato: terminati gli studi le porte della Fincantieri a cui noi tutti sentivamo di appartenere, si aprivano. Oggi non è più così, i ragazzi scappano per andare a cercare fortuna altrove; il risultato è che non solo la Finca ci appare come un corpo estraneo e foresto, ma persino il territorio ci sembra così trasformato e deformato che non si riesce più nemmeno a riconoscerlo nonostante ci ha abbia i natali e che ci abbia cresciuto! Ci sentiamo stranieri in patria! E allora penso si debba fare qualcosa per ridare quel senso di appartenenza che, speriamo, sia solamente sopito e non sparito per sempre. Credo sarebbe veramente interessante provare ad offrire ai nostri giovani tesserati qualcosa che va oltre la scuola, cioè una mensa, un doposcuola qui al campo e infine il nostro calcio! Direi che in tal modo i genitori potrebbero starsene veramente tranquilli sapendo che i loro figli sono affidati in mani sicure.”

Avrete capito, mi permetto di aggiungere, che questi rappresentano pensieri di persona davvero illuminata, una rarità per il nostro ambiente. Ma torniamo al futuro prossimo e chiediamo quali possano essere, a suo modo di vedere, le principali favorite per la vittoria finale nel campionato di Promozione girone B. Risposta secca: “Pur non volendo sottovalutare nessuno, mi aspetto soprattutto la Virtus Corno, il Kras Repen e il Lavarian Mortean Esperia a cui si aggiungerà, come sempre, una squadra outsider. Per quanto riguarda la nostra formazione, il fatto di aver continuato il rapporto con mister Stefano Gregoratti è sinonimo di garanzia. Nel giro di poco tempo avremo pienamente recuperato un paio di elementi che sanno fare la differenza in questa categoria ma che lo scorso anno sfortunatamente non li abbiamo potuti sfruttare causa infortuni. Parlo del maliano Diallo Sekou Cheick che lo scorso anno si procurò uno strappo all’adduttore maggiore, statisticamente molto raro, a cui recentemente è mancata la mamma. Poi in taccuino ci metto anche Aldrigo Martin che era rientrato da noi dopo 3 anni trascorsi a Gorizia in Eccellenza, ma fu costretto da subito anche lui ad alzare bandiera bianca a causa di un serio infortunio. A questi si andranno ad aggiungere i nuovi acquisti Nik Kogoi (2002), centrocampista ex Pro Gorizia, Francesco Madotto (2003), centrocampista ex Sistiana, Kevin Pavan (1996), centrocampista ex Maranese, Lorenzo Selva (1996) attaccante ex Juventina, e Giuseppe Sangiovanni (1988), attaccante ex Fiumicello. Non saranno più dei nostri Cristofoli, passato alla Gemonese, Puntar alla Sangiorgina, Marianovich e Renè Solaja, entrambi trasferitisi a giocare in Austria. A tutti loro mi sento di rivolgere un sentito ringraziamento e un sincero augurio per il futuro. Infine, una citazione a parte per il nostro sempre indomito capitano Luca Battaglini (1997)”.

Detto ciò, approfittiamo per provare a fare un tuffo nel passato ed andare a sfogliare qualche pagina dell’album della famiglia Lugli: “Le origini della mia famiglia provengono da un paesino limitrofo alla Carinzia, allora territorio austriaco, oggi sloveno, e vanno ricercate partendo dal cognome Lulich che fu successivamente modificato nell’attuale Lugli. Mio nonno crebbe 7 figli, cinque maschi e due femmine. Edoardo e Ignazio emigrarono in America ma mio zio Ignazio, classe 1908, di ruolo difensore, soprannominato Nazio, gioca due campionati di Prima Divisione dal 1926 al 1928 con la Monfalconese C.N.T. ma con il club di Monfalcone vi aveva già debuttato nella stagione 1923-1924. Nel 1928 passa alla Dominante con cui conta 16 gare nel campionato della Divisione Nazionale 1928 – ’29. Dopo un anno al Venezia nel campionato di Serie B 1929-’30, nella stagione 1930-’31 gioca nel Rovigo, con la cui maglia colleziona 16 presenze e nessun gol. Infine fa un altro anno in B alla Monfalconese, senza però mai scendere in campo in partite ufficiali. Mio zio veniva indicato come Lulich IV per distinguerlo dai suoi tre fratelli. Se ne deduce che, a parte uno, tutti giocavano al calcio e, come mi raccontava mio papà Alfredo, lo sapevano fare piuttosto bene. Passiamo ora a mio padre. Nacque in via Polo a Panzano, quartiere residenziale sorto negli anni venti come villaggio operaio a servizio del cantiere navale aperto dai fratelli Cosulich nel 1908. Una volta lasciata la carriera calcistica, lavorò a Monfalcone in cantiere, seguendo anche la squadra locale in cui era cresciuto; sposò mia madre Maria Pia che gli diede un solo figlio, ovvero il sottoscritto Rodolfo, Rudy per gli amici. Poi purtroppo, in età avanzata, mio padre fu colpito dalla malattia di Alzheimer e trascorse gli ultimi anni nella clinica Villa San Giusto a Gorizia, ove morì il 23 dicembre 2009. Calcisticamente parlando ricopriva il ruolo di mezzala, talentuoso, tecnicamente abile, in possesso di grande potenza nel tiro che effettuava in prevalenza con il suo piede d'elezione, il sinistro. Di carattere forte, un po’ fumantino, spesso eccedeva nella polemica. Il dott. Fausto Zanelli, una breve carriera da calciatore, una presenza nel 1970 in Serie C con l’Udinese a soli 18 anni, e poi ortopedico della stessa per 12 anni, di lui mi raccontava che rassomigliava all’olandese Arjen Robben".

Chi non ricorda l’esterno mancino che impiegato a destra, si accentrava e concludeva a rete spesso con successo, tanto che grazie a lui per questa giocata fu coniato il termine “taglio dentro”? "Non saprei dire, però, quando il professor Fausto possa aver visto giocare mio papà, forse in adolescenza, visto che smise di giocare quando lui aveva 13 anni, ma forse, chissà, l’avrà visto in una qualche partita giocata contro l’Udinese in Serie C, al Moretti, e gli sarà rimasto impresso! Tra le tappe importanti della sua carriera ricordo che nel ’49 fu prelevato dall'Inter con i compagni di squadra, il centrocampista Sergio Morin e il difensore Giorgio Valentinuzzi. Si allenò per un periodo con i nerazzurri dividendo la camera con lo svedese Karl Lennart Skoglund, soprannominato Nacka, dal quartiere di Stoccolma in cui era nato. Fu poi inviato in prestito al Vigevano per la stagione 1951-’52 in Serie C. Ebbe poi un breve passaggio al Torino dopo essere rientrato all'Inter dal Vigevano: in entrambe le occasioni fece parte della rosa, ma non scese mai in campo in Serie A e questa fu per lui una grande delusione. Debuttò in Serie B con il Taranto, ben 21 presenze nella stagione 1952-’53. Da sottolineare che a quei tempi non erano previste sostituzioni dal regolamento. Giocò poi nel Fanfulla in Serie B e C, poi nella Salernitana ancora in B. Dopo un ritorno a Monfalcone, disputò altre due stagioni in B con il Parma dove fu anche promosso capitano. Questi furono per lui gli anni più belli e anche i meglio retribuiti! Nel 1964 si sposa con la donna che in seguito mi concepì. Quindi una parentesi all’Acireale in quarta serie per tornare infine al Crda (acronimo di Cantieri Riuniti dell’Adriatico), in Serie C, negli anni ’60. Mi raccontò che giocò persino nella Nazionale Militare dove fu il primo e in quel momento l’unico calciatore del corpo della Marina Militare; tra i suoi compagni c’era, pensate, Giampiero Boniperti. Nel 1968 iniziò ad allenare nelle giovanili del Monfalcone e quindi l’approdo in prima squadra dove rimase in seguito come dirigente fino agli anni ’80".

"Se penso alla storia della società che oggi ho l’onore di presiedere mi vengono i brividi. Nel 1929 nacque la Serie B della Divisione Nazionale girone unico nazionale, esattamente identico a quello parimenti progettato per il campionato maggiore. L’allora Monfalconese CNT che nella precedente stagione si era classificata al 1° posto nella Prima Divisione, Girone C, fu ammessa e ci rimase agevolmente nei tre tornei successivi fino a quando nel novembre del 1932 una grave crisi finanziaria dell'azienda che gestiva il porto (Il Cantiere Navale Triestino) costrinse il club azzurro a ritirarsi dal campionato dopo appena sei giornate, cosa che portò la società alla retrocessione nella categoria inferiore. Passarono sole tre stagioni, risalita la china, ritornò a disputare i campionati nazionali di terzo livello che dal 1935 cambiarono denominazione in Serie C.
Dopo aver interrotto le attività per motivi bellici, nel 1945 la società si divise in due: Associazione Calcio Monfalconese (ACM) e Cantieri Riuniti dell'Adriatico Monfalcone (Crda Monfalcone). Tale divisione durò 7 anni fino a che i due team si riunirono sotto il nome di Crda Monfalcone. Nel 1962 il Monfalcone vinse il campionato di Serie D e poté quindi partecipare alla Serie C 1962-’63; nel 1968 assunse il nome di Associazione Calcio Monfalcone. Retrocesse dalla Terza Serie al termine del campionato 1970-’71 e per circa un ventennio la squadra disputò campionati di Serie D e di Eccellenza Regionale.
Nel 1993 l'associazione chiuse e, nel 1994, si ricostituì con il nome di Unione Sportiva Calcio Monfalcone. Partendo dalla Terza categoria, scalò brevemente cinque categorie fino ad ottenere, nel 2002, la promozione in Serie D. Nella stagione 2010-’11, retrocessa in Promozione, decise di effettuare una fusione con la seconda squadra della città, Fincantieri Calcio, al fine di rimanere in Eccellenza e costituire una squadra più forte, da cui derivò anche il nome attuale".

"Dopo 10 anni, la squadra ritornò in Serie D dove restò solamente un anno in quanto venne nuovamente retrocessa, ma dopo solo una stagione riconquistò la promozione in Serie D; purtroppo nella stagione successiva, a causa della situazione economica societaria, optò per ripartire dalla Terza categoria soprattutto per non perdere le categorie regionali guadagnate per le squadre giovanili. Il campionato 2016-’17, vinto senza subire sconfitte, gli valse la promozione in Seconda. Nella successiva stagione 2017-18 l'Ufm si aggiudica il record di miglior difesa d'Italia con 1700 minuti di reti inviolate e, con tre giornate d'anticipo, vince il campionato del Girone D - FVG, assicurandosi la promozione in Prima categoria. Qui ci rimane per tre anni per poi approdare nel 2020-’21 in Promozione. Quindi eccoci giunti ai giorni nostri con l’attuale campionato che sta per partire ovvero il 4° anno di permanenza della squadra in Promozione.”

Chiudiamo qui questa lunga chiacchierata, ricordando che quest’anno saranno 6 le candeline di presidenza da spegnere per Rudy (ricopre la carica dal luglio del 2018), augurandogli tanti altri successi e soddisfazioni sportive in una piazza che è pronta e si merita di ritornare in Eccellenza.

Loris Garofalo

(Foto di Lulich)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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  Scritto da La Redazione il 01/08/2023
 

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