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Edizione provinciale di Gorizia


RIFORMA - Menarbin: clamorosa distanza tra istituzioni e mondo reale

Il presidente del Trivignano ribadisce qual è la posizione delle società dilettantistiche regionali: «Se il decreto rimane tale e non ci saranno modifiche sostanziali, siamo pronti a non scendere in campo nelle competizioni ufficiali e ci riserviamo il diritto di non versare le quote di iscrizione entro i termini previsti». E aggiunge: «Se il Governo non vuole darci ascolto, se la LND non riesce a farsi ascoltare, noi non siamo obbligati a continuare»

 

È un’estate turbolenta, e non solo dal punto di vista meteorologico, per il mondo dello sport dilettantistico, alle prese con la riforma entrata in vigore il primo luglio. Sui cambiamenti e le conseguenze che la nuova normativa porta con sé è intervenuto il presidente del Trivignano, Matteo Menarbin, tra i promotori dell’incontro tenutosi a inizio settimana a Cervignano alla presenza di oltre sessanta massimi dirigenti di altrettante società calcistiche regionali e da cui è emersa l’unanime volontà di non disputare i campionati nel caso in cui non vengano ascoltate e accolte le richieste formulate nella lettera che il presidente della Federcalcio del Friuli Venezia Giulia, Ermes Canciani, porterà a Roma in occasione del consiglio federale. Un’iniziativa, quest’ultima, che forse è arrivata troppo tardi: «Ho provato a smuovere le acque sette, otto mesi fa in una situazione molto nebulosa, quando non c’era notizie certe sulla riforma – spiega Menarbin –, abbiamo navigato nella nebbia per sette mesi e poi ci siamo ritrovati, come sempre all’italiana, all’ultimo giorno senza sapere dove girarci. Quello della riforma è un argomento difficile, certo, io sono il primo a dire che faccio fatica a metabolizzarlo perché non è il mio mestiere, così come non è il mestiere del 99 per cento dei presidenti delle altre società. Piano piano siamo riusciti a sviscerarlo e a comprendere quali sono le incombenze che cadono sulle spalle dei presidenti e finalmente, a seguito di diverse riunioni, siamo riusciti a fare un minimo di chiarezza, che hanno preso coscienza e hanno iniziato a muoversi».

Il presidente Canciani, dunque, porterà all’attenzione dei vertici federali le criticità evidenziate, ma c’è davvero qualche speranza di cambiare questa legge? «Non so se c’è qualche speranza – risponde Menarbin – ma questo non è un motivo per non provarci. Siamo convinti che, se la norma non verrà modificata, questo non sarà più il nostro calcio, il nostro mondo, e siamo pronti, seppur con amarezza e delusione, a fare un passo indietro, che significa non rappresentare più le società. Questa è la posizione presa da tutti i presenti alla riunione di Cervignano. Oltre a difendere le nostre società, si cerca di difendere una socialità ampiamente compromessa da questa riforma. Se il Governo non vuole darci ascolto, se la Lega Nazionale Dilettanti non riesce a farsi ascoltare, noi non siamo obbligati a continuare». 

Dopo la pandemia, ora anche questa riforma rischia di compromettere l’attività dilettantistica: «La legge rimane, ma si può modificare se c’è la volontà. Se il Covid non dipendeva da un burocrate, la norma invece sì, in particolare dal ministero. Credo che tutte le discipline debbano ancora capire l’impatto. La mancanza di consapevolezza o una certa superficialità nel leggere il testo della riforma fanno sì che si continui come nulla fosse, con dei rischi che però sono aumentati notevolmente e sono tutti in carico ai presidenti. Dentro di me c’è un’enorme delusione perché percepisco una distanza clamorosa tra le istituzioni e il mondo reale. C’è chi è più ottimista e chi più pessimista sul fatto di riuscire a modificarla. Io cerco di essere realista. Se le cose restano così, ripeto, nessuno ci ha obbligato a fare i presidenti, non viviamo di calcio. Forse è questo il messaggio che non è chiaro al ministero. Noi non viviamo di sport, siamo gli unici datori di lavoro al mondo che ci rimettono sia in tempo che in denaro. Se lo sport deve essere un peso, significa che non è più sport».

Covid, riforma e abolizione del vincolo, tre diverse problematiche per le realtà dilettantistiche: «Per quanto riguarda il Covid, il fulcro – afferma ancora Menarbin – è stata la follia di non prendere posizioni ferree in merito all’andamento della pandemia, e su questo ci sono tanti colpevoli, ma è un tema passato. Il decreto, d’altra parte, è ministeriale, colpisce tutti gli sport e qui bisogna interloquire col ministero ed è un problema piuttosto rilevante. Sul discorso del vincolo, invece, è vero che il decreto lo prevede, ma è anche vero che la Federazione e la Lega Nazionale Dilettanti possono cambiare delle Noif che, secondo me, sono state scritte in fretta e senza grano salis sulla loro applicazione. Il decreto stabilisce che non si può essere più vincolati, ma i termini sull’applicazione vengono stabiliti dalla LND, che attualmente ha emesso delle Noif che sono folli. Per cui un buon grado di colpevolezza ce l’ha anche la Lega, ma secondo me modificare le Noif è molto più semplice che modificare il decreto. Ammesso e non concesso che dovremo digerire lo svincolo, ci sono modalità più soft rispetto a quelle previste dalla LND».

Tornando alla lettera, il documento è ormai pronto: «Andrà direttamente al ministero. Non entro nel piano politico, non so quale sarà il riscontro, ma abbiamo dichiarato apertamente che, se il decreto rimane tale e non ci saranno modifiche sostanziali, siamo pronti a non scendere in campo nelle competizioni ufficiali e ci riserviamo il diritto di non versare le quote di iscrizione entro i termini previsti. D’altra parte, siamo anche pronti a rinunciare alla carica. Spero ci sia la possibilità di avviare un dialogo, che però non può avere dei tempi lunghi, perché di solito le norme vengono corrette prima della loro applicazione. In questo caso, invece, il primo luglio ci è arrivata una norma che è lontanissima dalle nostre realtà. Forse si voleva colpire altre ASD, ma ha colpito in maniera indiscriminata tutte le associazioni sportive».

Quella che è venuta a crearsi è una situazione molto complessa, con il forte rischio che i campionati possano slittare: «Bisogna capire cosa deciderà la Federazione e qual è la posizione della LND di fronte a tutto ciò. Ho sentito lunghi silenzi, ho visto una lettera inviata da Canciani al presidente Abete che evidenziava il malcontento delle società, ma la sede romana della LND deve esprimersi per capire se è con o contro le società», conclude Menarbin.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  Scritto da La Redazione il 03/08/2023
 

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