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Edizione provinciale di Udine


A TU PER TU - I fratelli Moreale, Graziano e Roberto, si raccontano

Calciatori e allenatori, schietti, aperti e solari: "Eravamo i Baresi dei poveri". Graziano adesso cura la crescita del Treppo Grande, Roberto aspetta l'onda giusta per rituffarsi nella mischia...

Ogni territorio ha le sue storie che nell’immaginario collettivo talvolta diventano piccole leggende che abbracciano qualsiasi aspetto dell’attività umana e quindi, per quanto ci riguarda, vanno a coinvolgere anche quello sportivo. Partendo da questi presupposti oggi vogliamo parlarvi dei fratelli Moreale, Graziano e Roberto, nativi di Tavagnacco, un comune alle porte di Udine, che non poteva certo essere esente da questa che, possiamo dirlo, assume le sfumature e i contorni di una vera e propria legge. I due, da anni, si sono spesi sui campi di calcio della nostra regione prima da calciatori, poi da allenatori.

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Graziano, classe ’62, di tre anni più vecchio del fratello e, detto per inciso, ultimo individuo ad essere nato in casa a Tavagnacco, ha un passato da calciatore dilettante che lo ha visto cimentarsi da centrocampista per esempio a Nogaredo di Prato in Prima categoria con l’Union Nogaredo ma, perfino nel campionato di Eccellenza con il San Daniele. Poi nell’altra sua vita sportiva ecco l’allenatore al pari, lo vedremo più avanti, di Roberto: “Con mio fratello – mi racconta - sono stato compagno di squadra ed anche suo allenatore. Lui era davvero molto bravo”. Un mister, a mio parere, molto ecclettico! Nell’arco di una trentina d’anni e più, infatti, lo troviamo ad allenare nel Settore Giovanile del Tavagnacco e più in là della Buiese, tra gli Amatori con la Dinamo Korda, in Terza categoria con la Faedese, (tra i dirigenti c’era anche il nostro Franco Poiana); lo vediamo, quindi, in prima categoria con il 3 Stelle, con il Tavagnacco, ma anche in Promozione ed Eccellenza con il San Daniele, presidente
Fantinel, dove ha guidato i “Diavoli rossi” per ben 5 anni. In pratica lo ritroviamo seduto nelle panchine di tutte le categorie dei dilettanti ad eccezione della serie D. Dulcis in fundo, ha fatto perfino il selezionatore della Rappresentativa Provinciale di Udine per la categoria Giovanissimi dove in quel di Gonars, racconta, “persi la finale per 2-1 contro la Rappresentativa del Comitato di Cervignano, oggi scomparso, allenata… proprio da te!”. Sì, avete capito bene, proprio dallo scrivente che, ahimè, forse complice l’età, se lo era totalmente scordato...

Oggi? Beh, sto per affrontare la quarta stagione a Treppo Grande dove mi trovo davvero bene perché mi sento protagonista di un bel progetto. Il feeling tra il sottoscritto e il presidente Paolo De Marchi è uno dei segreti di questa che, direi, rappresenta una rinascita del calcio a Treppo Grande dove, dopo l’uragano pandemia, si sta procedendo con il passo giusto. L’entusiasmo, poi, che rappresenta il condimento perfetto per qualsiasi azione umana qui, a quanto pare, ce n’è a iosa. Abbiamo iniziato a fare un buon lavoro a partire da sotto, mi riferisco agli Allievi e agli Juniores da dove, due stagioni fa, abbiamo attinto e quindi inserito nella nostra prima squadra un allievo, ben 8 juniores e quest’anno ne aggiungeremo altri 2. Una squadra, quella Juniores, davvero ben allenata da un ottimo mister che risponde al nome di Claudio Orlando, uomo esperto e navigato che sa gestire al meglio i gruppi squadra che gli vengono affidati. Nei nostri progetti vorremmo iniziare anche con l’attività di base ma bisogna essere realisti e procedere con calma. Collaboriamo con la Buiese a cui inviamo i nostri ragazzini del territorio fino alla categoria Esordienti. Tuttavia ci stiamo muovendo per capire se nei paraggi potrebbe esserci a disposizione un altro impianto sportivo perché il nostro non sarebbe sufficiente a garantire gli spazi per tutte le squadre che vorremmo, dal Settore Giovanile, alla Juniores e infine alla Prima Squadra che oggi milita in Seconda categoria ed è appunto allenata dal sottoscritto”.

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Ma ritorniamo ora in partita per il secondo tempo e occupiamoci del fratello. A ben vedere Roberto certamente è un po’ più guascone di Graziano, al contrario un po’ più pacato. Tuttavia, per dirla tutta, entrambi hanno queste caratteristiche ma sembra che i due si impegnino per carpirsi le migliori qualità l’uno dell’altro, naturalmente tutto ciò avviene in maniera assolutamente inconsapevole, perché, a mio avviso i due, oltre che essere fratelli ed avere molte cose in comune non solo nell’aspetto fisico, si devono stimare parecchio. Questo per dire che anche Graziano lo troviamo guascone così come Roberto si sforza di apparire molto più pacato del carattere piuttosto sanguigno che in alcune occasioni è capace di sfoderare. Tuttavia e senza ombra di dubbio, e qui sì che si nota che sono fratelli, entrambi si presentano molto schietti, aperti e solari.

Per quanto riguarda il pallone, Roberto è stato più “giocatore” di Graziano, sia per anzianità di servizio che per la qualità espressa. Infatti lui, il minore, ha appeso le scarpe al chiodo a 39 anni, Graziano a soli 28; inoltre le squadre che hanno visto Roberto scendere in campo con i propri colori mediamente appartenevano alle categorie più elevate dei dilettanti. “Io e mio fratello – mi racconta Roberto – eravamo i Baresi dei poveri! Da calciatore giocavo la davanti, prima punta, segnavo parecchio ma non rappresentavo certamente il centravanti classico ed egoista anzi, chi mi giocava a fianco con me andava a nozze perché gli avversari di turno raddoppiavano sul sottoscritto e io spesso scaricavo palla al compagno che finalizzava. Ho esordito a 16 anni a Tavagnacco per passare poi a San Daniele per poi ritornare al TavagnàFelet; mister Martino Lerussi mi ha voluto alla Buiese, quindi a Cussignacco agli ordini prima di Gizzi e quindi del mitico Gigi Comuzzi, ex bandiera dell’Udinese; di lì sono ritornato a San Daniele perché Lerussi mi ha di nuovo voluto con sé prelevandomi da Cussignacco insieme a Modonutti e Juri; ho giocato anche con la Tarcentina, con la A.C. Manzano allenata da Oriano Grop, un ex professionista che aveva giocato, tra l’altro, in serie A con il Pescara di mister Galeone e del campione della Seleção Leo Junior; poi ancora a Tricesimo, sotto la guida dell’indimenticato Paolo D’Odorico; infine sono tornato al mio paese natale a chiudere la carriera dove avrei voluto riportare in Prima categoria la squadra ma non ce l’abbiamo fatta: abbiamo perso per ben tre volte di seguito i play off!”.

Fatto sta che, per chi se ne intende di calcio regionale, possiamo dire che questo è un curriculum mica da poco per un dilettante. Quasi tutte queste società, infatti, militavano in Promozione quando l’eccellenza non esisteva, un gradino subito sopra c’era la Serie D, con le società che erano classificate semi-professionistiche. “Infatti, durante i miei ultimi anni da calciatore – chiosa Roberto -, hanno inserito l’Eccellenza e la quarta serie l’hanno ridenominata Interregionale. Finito con il calcio giocato ecco 15 anni di carriera passati in panchina. Teor, Cividalese, Torreanese, Sedegliano, Cassacco, Treppo Grande, San Daniele, Reanese, Castionese sempre prime squadre che militavano tra la Seconda e la Prima categoria con una parentesi ad allenare gli Allievi a Reana del Rojale.”

Gli chiedo come mai si è fermato e perché non allena più. “I figli, un maschio e una femmina, sono cresciuti e io la moglie stiamo dedicando molto tempo a loro che rappresentano il nostro orgoglio, di seguito altri impegni lavorativi sempre più onerosi non mi consentono al momento di coltivare questa passione. A ben pensarci, oggi la figura dell’allenatore è diventata più centrale rispetto ad appena pochi anni fa, non rappresenta una semplice appendice ma, almeno io, la vedo più protagonista oggi rispetto ad un seppur recente passato. Devi prepararti di più, curare maggiormente i particolari, i ragazzi vanno costantemente motivati altrimenti si perdono perché hanno se non già tutto, quasi, ed allora per farli rendere al meglio devi spendere professionalità che va curata, studiata e tutto ciò ti prende più tempo che in questo momento non ho a disposizione. Certo la passione, il desiderio di rimettermi in gioco è tanto, non escudo che passato questo momento mi rimetterò in pista però intanto mi limito ad osservare”.

Allora cari ragazzi a presto e speriamo anche, chissà, di rivedervi di nuovo insieme, ma non chiedetemi sotto quali vesti.

Loris Garofalo


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  Scritto da La Redazione il 10/08/2023
 

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