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Edizione provinciale di Trieste


IL CONFRONTO - Peruzzo, Di Giorgio e la riforma dello sport

Due punti di vista diversi, ma che concordano nell'attendere novità capitoline e nel dissentire da ogni forma di sciopero improvvisato

La sostanza dice che questa tanto discussa e vituperata nuova, si fa per dire, legge di Riforma dello Sport “dovrebbe” esser stata parecchio depotenziata e aver perso molta della sua carica deflagrante sulle piccole realtà societarie che soprattutto nella nostra regione rappresentano la maggioranza. Si dice, infatti, che il legislatore sia intervenuto con una certa efficacia sulle tante questioni sollevate dal mondo del dilettantismo ma resta il fatto che ancora non c’è nulla di scritto bianco su nero. Ci si deve per forza fidare e sperare. Guido Di Giorgio, dottore commercialista di professione, presidente del San Daniele, gloriosa società iscritta al campionato di Prima categoria, da noi interpellato, lo conferma chiaramente: “Stiamo ancora aspettando le modifiche della legge. Ma una cosa è assodata: questa è una legge dello stato ed in quanto tale dovrà essere rispettata. L’alternativa è cambiare e occuparsi d’altro, ma è una opzione assolutamente del tutto personale. Non ce l’ha certo ordinato il medico di fare i presidenti di società! Giusto far sentire la nostra voce che si leva dal basso per farla arrivare ai piani alti della politica che si gioca a Roma ma io, insieme al mio direttivo, non abbiamo né condiviso né tantomeno firmato nulla di quanto uscito da quella riunione presidenti tenutasi a Cervignano. A mio parere, pur restando critico su molti passaggi legislativi previsti, penso che sarebbe stato molto opportuno capire le cose e di conseguenza attivarsi prima. La norma ha iniziato a vivere nel 2019. Una considerazione a margine va comunque fatta. Se palestre, scuole di ballo, sagre, ecc., fino ad oggi hanno lavorato sotto la veste di associazioni, pur avvalendosi per carità di un’ampia platea di volontari, riuscendosi a garantire lauti profitti, prima o poi qualcuno ci avrebbe messo il naso. In quella ormai famosa riunione ai primi di luglio tenutasi allo stadio si era, tra le altre cose, parlato di un limite di 200mila euro sotto i quali si sarebbero concretizzati tantissimi sgravi fiscali e non solo e a me è sembrata una cosa sensata. Credo sia corretto pensare che se esistono calciatori che giocando in Eccellenza, forse da noi pochissimi ma certamente tanti soprattutto in altre parti dello stivale, che incassano 20/25mila euro a stagione, sia giusto farli pagare un qualcosa sotto forma di tasse. Quindi, riassumendo, se venissero tolti gli adempimenti sotto quella soglia che si è detto, molti dei quali peraltro  in gran parte già esistevano, e fossero codificati in maniera compiuta, la faccenda si potrebbe ricomporre in maniera accettabile. In ogni caso, resto convinto, che ne vedremo ancora delle belle! in Italia non c’è mai da meravigliarsi troppo e vi porto un piccolo esempio. La scorsa settimana, mi pare fosse stato di venerdì, ho appreso che la mia società insieme a quella del Sedegliano, è stata  inserita al campionato di Prima Categoria nel girone pordenonese e non in quello udinese a noi più vicino. Sta bene tutto, per carità, ma perché noi sì e, per fare un esempio, il Ragogna no? A oggi ancora non sono riuscito a capire se esiste un criterio oggettivo per queste decisioni. O forse che il criterio sia quello di demandare ogni decisione insindacabilmente, che so, al direttivo regionale della Figc. Se così fosse mi piacerebbe trovarlo facilmente scritto da qualche parte e a chiare lettere!”.

Non molto distante da queste riflessioni ritroviamo anche il presidente triestino del San Luigi, Ezio Peruzzo, che rammaricato ci dice: “Le cose vanno purtroppo ancora male! Aspettiamo modifiche ma per ora non ci siamo proprio! Resto, mio malgrado, pessimista. Ho avuto notizie frammentarie e di seconda mano che nel basket sembra abbiano risolto i problemi conseguenti a questa Riforma. Se così fosse, perderemmo ulteriormente terreno e forza: se altre federazioni accettano perché noi non dovremmo fare altrimenti? Mah! Il gruppo dei presidenti in rivolta, quelli che, per intenderci, hanno sottoscritto la lettera consegnata al nostro presidente Ermes Canciani affinché fosse da lui recapitata a Roma alle alte sfere federali, avevano, neppure tanto velatamente, minacciato azioni di sciopero se le istanze contenute in quella missiva fossero andate disattese. Ma ci rendiamo conto a cosa potremmo andare incontro con una simile azione? Vi porto solo un esempio che sto scontando sulla mia pelle: non passa giorno che io mi debba interessare a pagare bollette, scadenze varie tra le quali un mutuo in essere per aver compartecipato assieme al comune di Trieste al rinnovo della struttura sportiva su cui i nostri calciatori insistono quotidianamente. Ebbene, nell’eventualità di uno sciopero che porterebbe come conseguenza l’estromissione della nostra squadra dal Campionato di Eccellenza, come potrei mai muovermi o cosa dovrei mettermi a fare per tenere fede agli impegni presi? Bisogna essere realisti, campagne basate su queste prerogative sono fallimentari già in partenza".

E se affrontassimo il discorso legato allo svincolo?

“Così come è stato impostato – continua Peruzzo – è davvero preoccupante perché quello che ci verrà riconosciuto sono premi dimezzati nella sostanza! A queste condizioni non vale più la pena investire nel settore giovanile. Un qualsiasi genitore o chi altro per lui si dovrà prendere la briga di organizzare da sé, se lo vorrà, qualsiasi squadra di giovani calciatori, nei modi e nei termini che riterrà opportuno, il più delle volte in economia e purtroppo, verosimilmente, con gravi ripercussioni sulla professionalità! L’alternativa? Aumentare, pardon, almeno raddoppiare le quote. Di recente mi hanno invitato a parlare ad una riunione conferenza alla presenza di alcuni Sindaci dell’Interland triestino in cui si sarebbe dovuto mettere l’accento dal nostro punto di osservazione anche sull’aspetto sociale del fare calcio. Ma, a mio avviso, non spetta proprio a noi fare questo! Da un lato ci si chiede di diventare imprenditori e dall’altro di curare il sociale!”. 

Non si può certo dargli torto, questo rappresenta davvero un controsenso a testimonianza che ognuno va per la sua strada, ognuno coltiva i propri interessi, il proprio orticello e spesso manca, in definitiva, una visione d’insieme. E quindi ritorniamo sempre da dove alcuni mesi or sono scrivevamo e cioè che per colpire alcuni cattivi si ammazzano anche tanti buoni! Fuor di metafora è anacronistico o meglio pazzesco mettere sullo stesso piano società dilettantistiche di Seconda, Terza categoria e serie D nel calcio, ma anche con il basket di A2 dove, solo per fare un esempio, i giocatori americani ricevono ingaggi sontuosi o con la pallavolo che riempie, al pari e persino di più del basket, palazzetti dello sport e confeziona squadre nazionali stellari sia maschili che femminili pronte a partecipare a competizioni mondiali e persino alle Olimpiadi.

Chiude Peruzzo: “Punire gli onesti per colpire quelli che davvero andrebbero perseguiti! Purtroppo siamo sempre alle solite, è il controllo quello che manca. Qui in Italia si fanno prima le leggi e poi si pensa al controllo”. 

Loris Garofalo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  Scritto da La Redazione il 13/08/2023
 

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