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Edizione provinciale di Gorizia


VI DICO LA MIA - L'apparenza spesso inganna...

L’amore per i propri figli a volte provoca errate letture della realtà. Un’analisi di quello che ruota attorno ad una semplice partita di calcio relativa all’attività di base

In attesa della ripresa dell’attività sportiva dopo le vacanze estive vorrei oggi condividere con voi, cari lettori, alcune mie riflessioni su quanto viene svolto dalle società calcistiche oltre alla semplice seduta di allenamento e alla partita.

Ho letto con attenzione l’articolo da noi pubblicato recentemente in cui una mamma di un giovane calciatore, categoria pulcini, evidentemente reduce da una cattiva esperienza ai danni del proprio figlio causata da un allenatore, evidenziava i rischi e i pericoli che si possono incontrare con istruttori pseudo esperti di sport e spesso totalmente digiuni di pedagogia, di psicologia e soprattutto di buon senso che sono poi alla base dei delicati compiti che vengono loro richiesti. L’appello accorato è da lei rivolto a tutte le società affinché facciano molta attenzione nella scelta dei loro allenatori del settore giovanile: i dirigenti non si facciano abbagliare dai loro trascorsi calcistici di questi ma sappiano valutare tante altre cose per lo più riconducibili alla capacità di educare come, per esempio, il sapersi relazionare con i bambini e proporsi come loro guida.

Davvero musica per le mie orecchie! Tuttavia vorrei aggiungere anch’io qualcosina questa volta, però, vorrei rivolgermi ai genitori che, quasi sempre, ho notato, hanno una percezione distorta di quanto gli viene loro offerto dalle società che accudiscono i loro figlioli.

La sensazione è che si dia tutto troppo per scontato.

Ci tengo a precisare che non è mia intenzione puntare il dito su nessuno, anzi l’intento mio è solo quello di favorire una più pacata e ponderata riflessione.

Quando ci rechiamo al campo, di sabato o di domenica, a vedere le partite dei nostri bimbi siamo indotti a giudicare quello che vediamo davanti ai nostri occhi senza sapere quanto e cosa succede dietro le quinte.

Dovete sapere che, quando la vostra squadra scende in campo, è già stato fatto un grandissimo lavoro che ora io qui di seguito cercherò di riassumere.

Innanzitutto nessuno può giocare, ma nemmeno allenarsi, se sprovvisto di certificato medico sportivo che sarà diverso in relazione all’età dove i 12 anni rappresentano lo spartiacque principale; oltre questa età, infatti, sono richiesti esami più specifici e approfonditi perché l’attività assume una connotazione di tipo agonistico. Indubbiamente è compito dei genitori provvedere a produrre le certificazioni richieste ma le responsabilità di qualsiasi cosa dovesse accadere all’interno degli impianti sportivi ricade sempre sulle società e quindi sui loro presidenti. Pertanto tutti vanno costantemente monitorati tenendo un registro in cui vengono annotate le scadenze dei certificati medici.

Per poter giocare, tutti vanno tesserati e quindi implicitamente assicurati e ciò avviene online a cura della società. Questo per dire che ogni società sportiva deve dotarsi di segreteria e relativo responsabile.

Oltre a ciò troveremo svariate altre figure che cooperano in società: un responsabile dei materiali, un addetto al lavaggio delle mute usate per le gare e ogni squadra ne deve avere perlomeno un paio. Poi, si sa, per giocare bisogna avere il pallone e quindi ognuno deve avere a disposizione durante gli allenamenti un pallone tutto per sé perché le esercitazioni di tecnica individuale lo richiedono. Che dire poi del campo di gioco? Va ovviamente sfalciato sistematicamente e segnato come da regolamento che prevede dimensioni diverse a seconda della categoria. Periodicamente chi si occupa di settore giovanile deve partecipare a riunioni indette dai vari comitati per imparare, approfondire, rivedere la normativa o aggiornarsi su di essa sia che si tratti di regolamento di gioco, di tesseramenti o di metodologie di allenamenti per i quali sono anche previsti ulteriori momenti di stage e approfondimento dedicati agli allenatori, educatori e responsabili societari che si occupano degli aspetti tecnici. Una società ben strutturata avrà in organico anche dei preparatori che si occupano dei portieri, anzi alcune avranno persino il preparatore atletico. Ogni squadra normalmente oltre a cimentarsi nel campionato o torneo di competenza di solito a fine stagione disputa un paio di tornei cadauna; molto spesso ci sarà da perfino indire e organizzare qualche torneo a casa propria. Correttamente inoltre vanno menzionate le spese per la manutenzione degli impianti sportivi che sono sì di proprietà del comune ma in gestione alla società (per esempio concimazione e semina del campo, spese di illuminazione, acqua calda e fredda, spese di pulizia spogliatoi, ecc.).

In definitiva stiamo parlando di una complessa macchina che include custodi, manutentori, giardinieri, magazzinieri e, laddove siano presenti pullmini per il trasporto calciatori, dovremo anche comprendere autisti e tutto quanto connesso ai mezzi di trasporto. Non solo tra i dirigenti troviamo il Direttore Sportivo, il Responsabile Tecnico, i vari accompagnatori, ecc…

Infine i tanti momenti conviviali come le feste, le pastasciutte, le merende per il cosiddetto terzo tempo, le pizzate, le cene prenatalizie e quant’altro sono tutte belle iniziative che vanno però gestite e che impegnano tempo, lavoro e risorse. Purtroppo molto spesso tutte queste belle cose passano in un baleno in secondo piano se la propria squadra non ha vinto o, peggio ancora, se il proprio figlio non è stato correttamente valorizzato dal mister e impiegato nel ruolo giusto e per il tempo necessario cioè sempre, sapendo poco o nulla di ciò che accade durante gli allenamenti!

Io suggerirei di valutare molto attentamente le cose prima di lasciarsi andare a giudizi affrettati spesso basati su quanto riferito dai figli che hanno una percezione molto diversa della realtà rispetto a quella dell’adulto. Controllare che tutto fili liscio e vigilare è giustissimo ma pensare che ci siano sempre discriminazioni o ingiustizie, talvolta addirittura premeditate, ai danni dei propri figli è un atteggiamento che non giova affatto all’educazione degli stessi. Così facendo questi si sentiranno sempre iper protetti e in certi casi persino impuniti.

Tornando al discorso della madre fatto in apertura, qualche volta capita purtroppo, come nella vita, di incontrare la persona sbagliata e lì bisogna correre subito ai ripari. Spesso però siamo indotti in errore dall’amore che ci annebbia la capacità di giudizio.

A mio avviso, una cosa saggia da fare sempre, prima di valutare il mister di turno è cercare di conoscere l’ambiente societario e come esso è strutturato, poi cercare di conoscere le persone che sono deputate a scegliere e a gestire, cosa ancor più difficoltosa, gli allenatori – educatori dei vostri bambini.

Loris Garofalo


© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  Scritto da La Redazione il 15/08/2023
 

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