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Edizione provinciale di Udine


VI DICO LA MIA - Perché essere assertivi

L'assertività è quella competenza che permette di riconoscere le proprie emozioni e i propri bisogni, e comunicarli agli altri, insieme alle nostre idee e richieste, nel reciproco rispetto, riconoscendo anche gli altrui diritti e i bisogni

 

 (Tempo di lettura: circa 8 minuti)

Eccomi a voi ad affrontare alcuni problemi di ordine comunicativo che, secondo me, ma non credo proprio di essere il solo, hanno una particolare incidenza nell’attività di ogni buon allenatore. Anzi, a proposito di questa ultimissima affermazione, mi preme sottolineare che il fascio di competenze che fa di un allenatore un buon allenatore, comprende, oltre alla scienza (la materia delle scienze motorie e/o il calcio in generale) e al metodo (la didattica), la persona (le emozioni) e le sue relazioni (la comunicazione).

Prendiamola alla larga e partiamo dal concetto di persona. Platone vedeva la persona in termini multidimensionali, la immaginava come un auriga il cui scopo era quello di guidare una coppia di cavalli impetuosi e scalcianti. Fuor di metafora l’auriga rappresentava la nostra mente e i cavalli le nostre passioni o le nostre pulsioni. Ecco che, sorprendentemente, Platone ci appare, decisamente, molto attuale. Oggi, gli studiosi hanno costruito un modello sistemico composto da “tre repertori” connessi in modo dinamico tra loro; cioè a dire che qualsiasi cambiamento apportato da ognuno di essi produce immediate variazioni sugli altri due.

Facevo riferimento a tre repertori ed eccoli: a) cognitivo b) affettivo-motivazionale c) socio-interpersonale. Il primo fa riferimento all’insieme di processi e di abilità che vanno a finire sotto il concetto di mente. Il secondo include processi e abilità positive (gioia, empatia, ecc.) i cui obiettivi appaiono raggiungibili e soddisfacenti ma anche negativi (ansia, paura, ecc.) che conducono a chiusure in se stessi e ad atteggiamenti ostili a qualsiasi sollecitazione alla persona. Infine il terzo che racchiude tutti quei processi ed abilità che rientrano nel concetto di socialità. Qui si tratta della capacità di interagire adeguatamente con gli altri, lavorare produttivamente in gruppo, ecc.

Ogni repertorio, si diceva, è in grado di influenzare gli altri e viceversa. Prendiamo un bambino o un adolescente che incontri dei problemi di natura cognitiva, così come spesso gli succede a scuola non gli riesce di rimanere concentrato e non ce la fa a capire mai a fondo quello che il proprio mister vuole da lui. Probabilmente risponderà con uno stato più o meno celato d’ansia, probabile espressione di una crescente perdita di autostima. Ma non solo! Potremmo assistere ad una caduta nella sua motivazione. Ecco quindi che il repertorio cognitivo influenzerà quello affettivo-motivazionale con ricadute anche su quello socio-interpersonale. È noto infatti che allievi (i nostri calciatori) poco motivati, in quanto caratterizzati da scarsa autostima, ascoltano poco e male quanto gli viene proposto dal loro insegnante, dall’allenatore nel nostro caso. Ma ci sono anche altri numerosi casi in cui i problemi partono da altri repertori per poi estendersi agli altri. Riassumendo, miei cari allenatori, dovete sempre rivolgere i vostri insegnamenti alla mente, al cuore e alla socialità dei vostri allievi-calciatori.

Ora dovrei intrattenervi diffusamente sulle abilità connesse ai tre repertori ma non desidero allargarmi troppo. Mi soffermerò solamente su quella relativa alla terza area, quella socio-interpersonale. Qui ritroviamo tutte quelle capacità e competenze che rendono produttivo e soddisfacente il rapporto con gli altri. Tratterò solamente un aspetto: comunicare e collaborare in modo soddisfacente. Come? Sapendo ascoltare l’altro, scegliendo contenuti comprensibili ed esponendoli in modo corretto, semplice, efficace, ecc. Mi sento di affermare che non saper comunicare o farlo male rappresenta una disabilità che non porta a nulla di buono: infelicità ed insuccesso! Educatori, tutti, il mio consiglio e quello di usare uno stile assertivo e prosociale. Vi siete mai sentiti feriti da critiche che ritenevate fossero ingiuste, immotivate ed avvilenti? Siete mai intervenuti in una discussione a far da pacieri, a gettare acqua sul fuoco, a dispensare calma ottenendo l’effetto opposto? Lo stile assertivo è uno stile comunicativo pensato per consentire alla persona di esprimere il proprio punto di vista, tutelare i propri diritti ed interessi mantenendo nel contempo massimo rispetto nei confronti dell’interlocutore. Tutto ciò è particolarmente adatto alla vita di gruppo capace di portare con sé valori quali la trasparenza, la fiducia reciproca, ecc. che è proprio quello che ci vuole all’interno di uno spogliatoio.

Sulle fondamenta dell’assertività, si è sviluppato poi uno stile comunicativo ancora più evoluto dal punto di vista etico che si ispira alla “prosocialità”. Questo ambisce a realizzare sul piano delle relazioni interpersonali valori quali l’altruismo, la generosità sociale, ecc. Addirittura questa viene vista non solo come uno strumento comunicativo ma come una vera e propria filosofia su cui imbastire i rapporti interpersonali.

Ma concentriamoci sulle caratteristiche maggiormente qualificanti del messaggio assertivo.
È diretto. Evitare di dire “Molti pensano che…” e usare invece “Non sono d’accordo con il tuo modo di comportarti” oppure cambiare il “Non è normale che tu ti comporti così” con “Io penso che…”.
In sostanza è molto meglio sostituire la fraseologia indiretta e manipolativa utilizzando preferibilmente il pronome “io”.
È onesto. Ci si esprime senza ambiguità affermando in maniera diretta ciò che si pensa o si sente. In disaccordo meglio dire: “Ho ascoltato con attenzione (messaggio chiaro e sincero) quanto tu mi hai detto e su alcuni punti non sono d’accordo con te. Penso infatti che…”. Messaggio semplice, conciso, senza giri di parole che potrebbero avere il sapore dell’ipocrisia.
È coerente. Quanto viene detto a voce trova perfetta corrispondenza nel linguaggio del corpo. Ovvero se il messaggio verbale contiene parole pronunciate in modo calmo, sereno e rilassato, anche il corpo si esprimerà in modo coerente attraverso una postura rilassata, la gesticolazione contenuta e, mi si passi il termine, armoniosa, in grado cioè di supportare il messaggio verbale, ecc. Quindi cari allenatori non abusate mai delle urla continuate. I ragazzi si abituano e lo shock che si spera di ingenerare in loro, alla fine, si ridurrà a semplice fastidio se non ad aperta opposizione, potrebbe addirittura generare stati d’ansia, cadute sull’autostima con il risultato che i vostri messaggi, nella migliore delle ipotesi, cadranno sempre più nel vuoto! Ciò non toglie il fatto che non sempre è necessario esprimersi in modo assertivo. La sgridata una tantum ci può stare specialmente con i più giovani.
È adeguato. Infatti saranno la situazione, coi sentimenti e le caratteristiche o le opinioni del nostro interlocutore a farci optare per uno stile comunicativo piuttosto che per un altro. Esiste perciò una certa flessibilità comunicativa. Per esempio con un amico in difficoltà sarebbe meglio utilizzare uno stile interattivo, carico di supporto emozionale, di empatia, ecc.
Favorisce l’interazione tra gli interlocutori. Grazie a quanto detto fin qui possiamo ben affermare che lo stile assertivo, basandosi soprattutto sul rispetto nei confronti dell’altro, mantiene e favorisce lo scambio comunicativo tra le persone, garantendo una crescente disponibilità al dialogo ed appunto al confronto.

Infine un cenno a due fra le tante strategie assertive di base che vengono anche classificate come tecniche.
La prima è quella del disco rotto. Un disco, oggi un CD, inceppato si ferma a riprodurre in continuazione lo stesso pezzo di musica fino a che non viene bloccato o si passa all’ascolto del pezzo successivo. Da qui la tecnica in questione: si tratta di ripetere più volte il proprio punto di vista, senza cambiare né le parole, né tantomeno la qualità dell’eloquio così come fa un disco rotto. È questa una tecnica che rappresenta una forma di difesa da chi vuole farci cambiare opinione o addirittura manipolarci!

L’asserzione negativa. È questa una tecnica che viene usata per proteggersi da critiche ed attacchi che, pur essendo giustificati, vanno in qualche modo sopra le righe. Attenzione che i ragazzi la imparano da soli! Se continuate a far loro notare uno o più errori commessi, in un crescendo esagerato, direi quasi senza fine, le reazioni potranno essere di due tipi: a) reazione aggressiva: fatta di risposte forti che potranno solo che peggiorare la qualità del rapporto che potrebbe sfociare in accuse reciproche con tutto quello che ne consegue; b) accettazione passiva: quando i due interlocutori sono un adulto e un minore di solito è così che a noi si presenta, il risultato sarà quello di inferire negativamente sull’autostima del più giovane e di rinforzare lo stile aggressivo dell’adulto che mal si addice alla nostra funzione educativa. La soluzione potrebbe anche essere quella che vede la persona criticata ammettere l’errore e mostrare disponibilità al cambiamento ma con i giovani non mi sembra molto attendibile e quindi efficace!

Concludendo vorrei ricordare una frase del noto Alex Ferguson considerato uno dei migliori allenatori nella storia del calcio: “Allenare significa affrontare una serie infinita di sfide; la maggior parte di esse ha a che vedere con la fragilità dell’essere umano”.

 Loris Garofalo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  Scritto da La Redazione il 24/10/2023
 

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