Il tecnico e il presidente Scachinke, ritrovatisi dopo anni, puntano a formare un gruppo solido per risalire le categorie. E intanto la classifica sorride…
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Si balla il tango sull’isola d’oro. Alla Gradese, infatti, si respira aria argentina, introdotta già da qualche anno grazie alla passione del presidente Julian Raul Scachinke e, di recente, alimentata ulteriormente dalla nomina del grande ex Fabricio Nunez come allenatore.
Un duo da tempo legato, come spiega lo stesso Nunez:
“Io e Julian ci siamo conosciuti tanti anni fa qui a Grado e siamo diventati subito amici. Ricordo che lui aveva piacere di entrare nel mondo calcistico, io ero già dentro la Gradese e lo aiutai ad inserirsi. Entrò in punta di piedi, pian piano ha scalato le gerarchie ed ora è al comando con tanta passione”.
Una passione che ha permesso di superare tante avversità:
“L’anno scorso era addirittura a rischio l’iscrizione. Julian si è speso tanto per salvare in extremis la società e ha fatto un grandissimo lavoro. Anche per questo, dopo aver girato tante realtà, ho scelto di tornare a dare una mano a un ambiente un po’ in difficoltà”.
I risultati, per ora, stanno confermando la bontà del progetto, col secondo posto nel girone C di Terza Categoria, sebbene Nunez specifichi che l’obiettivo è a più largo raggio:
“Ad oggi ci troviamo con una buona classifica, ma bisogna tenere i piedi per terra e continuare a lavorare. Dall’anno scorso stiamo cercando di formare una base per il futuro: vogliamo portare la massima serietà possibile per centrare traguardi importanti nei prossimi anni. Tutto quello che verrà in più già quest’anno sarà di guadagnato”.
Tra le varie problematiche affrontate, l’annosa questione dei lavoratori stagionali:
“Da sempre la Gradese ha sofferto all’inizio e alla fine delle stagioni, perché molti ragazzi venivano occupati dai lavori della stagione estiva, com’è normale che sia essendo questo un posto di mare. Non è stato facile, però oggi abbiamo formato un gruppo che ci dà disponibilità tutto l’anno”.
Il tecnico chiosa spiegando la curiosa situazione dei Pinatti, tre giocatori in rosa con lo stesso cognome ma senza essere parenti:
“Qui a Grado è un cognome diffuso. Sono tre ragazzi cresciuti qua e, dopo aver girato un po’, sono tornati a casa. Mattia è quello con più esperienza, ha visto tante categorie prima di tornare, ha tanta qualità ma è stato frenato da vari infortuni. Anche Micheal ha un percorso simile, è stato un grande piacere riaccoglierlo, ed infine Simone è il più giovane: dopo la Gradese si è trasferito al Donatello a livello giovanile per poi esordire ad Aquileia”.