Le "Furie Rosse" celebrano il Natale insieme ai ragazzi della Cooperativa Il Granello di San Vito
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Ci sono giorni in cui il calcio smette di essere solo un pallone che rotola, una classifica o un risultato. Giorni in cui diventa incontro, sguardo, abbraccio. Giorni in cui torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: un ponte tra le persone. È quanto accaduto a Pordenone, dove il Tamai ha regalato un momento che resterà inciso nella memoria di chi c’era.
Nel periodo natalizio, la società biancorossa ha risposto con entusiasmo all’invito della Cooperativa sociale Il Granello di San Vito, realtà che ogni giorno accompagna e sostiene persone con disabilità. Non una semplice visita, ma un brindisi condiviso, tempo donato, sorrisi scambiati senza fretta. Un gesto semplice, ma dal valore enorme.
In un mondo sportivo spesso attraversato da polemiche e comportamenti che poco hanno a che fare con i veri valori, il Tamai ha scelto la strada più autentica: quella dell’umanità. Perché il calcio, quando vuole, sa ancora unire, parlare un linguaggio universale e abbattere ogni barriera.
A rendere possibile questo incontro è stato Gianni Marosa, storico ex dirigente del Tamai, uomo di campo e di cuore. È stato lui a contattare il direttore Gianpaolo Pegolo, trovando immediatamente disponibilità e sensibilità.
«Nel mio locale ospito spesso ragazzi che mi regalano un affetto enorme – racconta Marosa –. Conoscendo il direttore Pegolo, ho pensato che sarebbe stato bello far incontrare la squadra con questi ragazzi, per far vedere quanto sono speciali. Nonostante le difficoltà, sono sempre sorridenti, positivi, pieni di vita».
Tra i momenti più toccanti, quello di Michele, uno dei ragazzi della cooperativa, che ha ricevuto in dono un pallone firmato dai giocatori: «Non lo lascia più – racconta Gianni con emozione – lo porta sempre con sé. Sono piccoli gesti, ma riempiono il cuore e ti ricordano cosa conta davvero».
Il legame di Marosa con la Cooperativa Il Granello nasce da lontano, da un incontro che gli ha cambiato lo sguardo: «Anni fa ho conosciuto una persona con un figlio disabile ospite della cooperativa. La sua storia mi ha colpito profondamente. Da lì mi sono avvicinato a questo mondo, ho iniziato a partecipare alle iniziative, a stare vicino a questi ragazzi».
Un rapporto cresciuto nel tempo, fatto anche di lavoro condiviso e solidarietà concreta, come durante le feste del musetto, dove i ragazzi della cooperativa hanno dato una mano, raccogliendo fondi preziosi per la loro realtà. All’incontro ha partecipato l’intera squadra del Tamai, che non si è tirata indietro nemmeno di fronte alle difficoltà organizzative: «Muovere questi ragazzi non è semplice, c’è tanta burocrazia – spiega Marosa – ma il Tamai ha accettato subito, con tutto lo staff e i collaboratori. C’è stato un trasporto vero, sincero».
E poi, il momento che ha fatto vibrare la stanza: un giocatore si alza, inizia a cantare una canzone di Natale. Uno dopo l’altro, tutti si uniscono. Calciatori, staff, ragazzi della cooperativa. Una voce sola, un coro spontaneo, un’emozione condivisa.
«Un attimo bellissimo – conclude Gianni – difficile da dimenticare».
Un plauso grande e sentito va a Gianni Marosa, per aver fatto da ponte tra due mondi, e a tutta la società del Tamai, guidata dal presidente Tomaso Elia Verardo, per aver dimostrato che il calcio può essere molto più di un gioco.
Momenti semplici, forse. Ma capaci di accendere sorrisi veri e lasciare un segno profondo. Perché, quando il pallone si ferma e restano le persone, il calcio vince davvero.