Dai falegnami di Mariano alla qualità delle sedie di Thonet, passando per l’Antonio Volpe di Udine, il cardiologo, ex Responsabile della Cardiologia Riabilitativa del Gervasutta, ripercorre le origini dell’industria che ha fatto la fortuna del Manzanese attraverso un’accurata ricerca storica, arricchita da aneddoti e curiosità. L’appuntamento è per il 5 dicembre alle ore 16 presso la sala Cluster di Manzano
IL LIBRO - Duilio Tuniz ricostruisce la storia che ha cambiato Manzano
Sull’industria della sedia di Manzano sono state scritte pagine e pagine riguardanti la sua storia. Eppure, alcune dinamiche e figure delle sue origini aspettavano ancora di essere portate alla luce. A colmare questa lacuna è Duilio Tuniz, cardiologo ed ex Responsabile della Cardiologia Riabilitativa del Gervasutta, che ha dato alle stampe il libro "Manzano e il Triangolo della Sedia", opera che verrà presentata il prossimo 5 dicembre, alle ore 16, presso la sala Cluster di Manzano, in via Monsignor Pagnutti.
L’idea è nata all’interno dell’Università della Terza Età del Manzanese (Utem) dalla necessità di fornire alla comunità, in particolare alle nuove generazioni, ma anche agli addetti ai lavori, un nuovo strumento per conoscere come si è generata una delle attività simbolo del Friuli. Fin dalle prime pagine ci si immerge in un viaggio che ha avuto inizio oltre 150 anni fa in un ampio territorio comprendente, oltre a Manzano, anche altri paesi, su tutti Mariano. “Qui si trovavano i primi falegnami, con aziende familiari che coinvolgevano anche le donne, che avevano il compito dell’impagliatura”, spiega l’autore. “Pure a Udine – prosegue – troviamo un antecedente importante con la fabbrica Antonio Volpe, che aveva ben altre ambizioni. Aveva iniziato un’attività sulla scia dell’austriaco Thonet, l’inventore della curvatura del legno, e ne aveva fatto una vera e propria industria con tanto di catena di montaggio e sistema di commercializzazione”.
Con l’annessione del Veneto e del Friuli al Regno d’Italia nel 1866, Mariano rimase al di là del confine, segnato dallo Judrio. Così, per evitare gravosi dazi, diversi falegnami decisero di insediarsi a Manzano, San Giovanni e Corno. In particolare, “a Manzano – racconta Tuniz – arrivarono proprio da Mariano i fratelli Fornasarig. Nella cittadina friulana c’era la ferrovia, costruita dagli austriaci, ma soprattutto la Roggia, che aveva nove mulini. I due fratelli, Antonio e Giovanni, sfruttarono così l’energia idraulica e la produzione passò da sei a dodici sedie al giorno. Sempre a Manzano si insediò un’altra fabbrica, la Marussig e Rovelli, che nel 1890 contava un centinaio di operai e che restò il punto di riferimento nella produzione della sedia fino agli anni della Prima guerra mondiale”.
Da sempre interessato alla ricerca storica, a spingere il dottor Tuniz a dedicarsi alla stesura di quest’opera è stato anche il forte legame con il suo territorio. “Purtroppo, oggi i giovani vedono solo stabilimenti abbandonati. Voglio che conoscano cosa è stata Manzano negli anni Settanta e Ottanta. Era poi giusto anche rendere onore alle prime generazioni che hanno dato il via a questa industria, altrimenti il loro ricordo rischia di svanire con il tempo”.
Nella seconda parte dell’opera ci sono anche approfondimenti sulle figure che hanno reso grande il triangolo della sedia. “Alcuni imprenditori – illustra ancora Tuniz – hanno iniziato nel sottoscala di casa o nella stalla. Poi ci sono gli operai. Hanno avuto un ruolo importantissimo, alcuni erano dei veri artisti della sedia con la loro manualità. Anche loro hanno avuto un momento di benessere economico, infatti nessuno emigrava da Manzano. Infine le donne, il cui ruolo è cambiato molto nel corso del tempo: dal lavoro di impagliatura, sono diventate impiegate, poi operaie. Ora invece sono manager di rilievo”.
Sono diverse le persone che hanno collaborato alla realizzazione del libro. “Ezio Cleri ha avuto un ruolo importantissimo. Ha una conoscenza delle persone e della storia di Manzano incomparabile, senza di lui non avrei potuto ricostruire tutto questo. Poi c’è Giorgio Beltrame, che mi ha aiutato con la ricerca. Il lavoro – fa sapere l’autore – continuerà con le prof.sse Deganutti e Bosco e con Andrea Camerotto, con i quali presenteremo delle lezioni. Infine, oltre all’Utem, è stata fondamentale Banca 360, che da sempre è la banca del territorio di Manzano e ci teneva a esserci”.
Il libro raccoglie i contributi di persone che hanno messo a disposizione la loro memoria storica. “Nessuno si è tirato indietro, tutti coloro che abbiamo contattato hanno condiviso i loro ricordi. Non penso ci siano tante altre realtà che hanno avuto la possibilità di vivere questa esperienza in più di 150 anni. Attualmente siamo in un momento difficile, ma ci sono le basi per risollevarsi e le forze per uscirne”, conclude Tuniz.
L’ingresso alla presentazione è gratuito fino a esaurimento posti previa iscrizione tramite mail alla Utem.