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Edizione provinciale di Pordenone


PORDENONE - Notte quasi magica, con tanto orgoglio e goliardia

Serata indimenticabile per i neroverdi arrivati ad un passo da un clamoroso passaggio del turno. Il viaggio della tifoseria e l’adrenalina a mille


Raccontare una serata simile a parole, può apparire tutto facile. Ma vi assicuro, che l’emozione e l’adrenalina in corpo fatica a placarsi ancora a distanza di ore. Ma il bello di Inter-Pordenone non è solo dentro il tempio, perché la festa inizia sul sagrato di San Siro. I primi tifosi neroverdi sono arrivati a Milano presto, alle 12.00 c’è addirittura chi è partito all’alba per far sentire la propria voce. Nella zona riservata ai tifosi ospiti, sventolavano già le bandiere neroverdi. L’aria di festa aera già iniziata. Lungo l’autostrada  la colonna di pullman  partiti nel primissimo pomeriggio trasudava tifo, colori e voglia di festa. Adulti, bambini gli infaticabili ultras tutti assieme ognuno con una sciarpa al collo, perché sentirsi tutti uniti per un giorno è stato uno spettacolo nello spettacolo.
Per il sottoscritto appolaiato in tribuna, circonadato dai tifosi interisti, un orgoglio smisurato di appartenenza e con il passare dei minuti l’orgoglio si tramuta in speranza e dall’altra parte si tramuta in paura. Un signore con sciarpa interista mi tocca la spalla e mi dice : “Ma siete solo in serie C, com’è possibile. Noi abbiamo Icardi e Perisic e voi degli sconosciuti e ci fate prendere questi spaventi. Via spettiamo in un'altra categoria” . Non nascondo che in quel attimo si sono accavalati ricordi di un Pordenone sui campi di Zoppola, Basiliano, Gonars e cosi via e oggi qua nella scala del calcio. Non sono passati millenni, ma dieci, quindici anni e vedere i neroverdi mettere paura all’Inter, seppur priva di alcuni titolari, non ha prezzo. ”A pranzo ho avuto la fortuna di incontrare Gianni Mura, giornalista di Repubblica, con i ll quale abbiamo avuto l’onore di condividere alcune specialità milanesi e degustare dei vini tipici. Con l’applombe che lo contraddistingue, mi ha sussurato: “Ora vi conoscono tutti, tramutate tutto in energia e presto potrete esserci anche voi nel calcio che conta. Siate voi stessi, figli della vostra terra e dei vostri valori. Se siete arrivati qua è perché ci avete creduto e avete lavorato, come avete sempre fatto nella vostra storia. L’anno del terremoto avete dato dimostrazione della pasta di cui siete fatti, ora andate e domate l’Inter”.  
Ci sono tutti nel tempio di Milano. C’è l’oro olimpico Daniele Molmenti, intercettato già in stazione centrale, che urla “Forza Pordenone”. L’assessore comunale Emanuele Loperfido parla di "Occasione imperdibile per l’intero territorio", gli altri sognano di vincere e non vogliono sentir parlare di divario tecnico. Non importa a nessuno. Ci sono tifosi che cercano biglietti per il settore neroverde, ma era terminati i 4.500 tagliandi messi a disposizione dalla questura
 La marea si era già formata, più compatta e spettacolare di una curva di serie A in trasferta. Davanti all’ingresso 6, i cori degli ultra riempivano la nebbiosa serata, la mascotte “Portis”, un enorme scimmia di peluche con tanto di naglietta e sciarpa neroverde,  seduta davanti all’ingresso per  raccogliere il “cinque” dai sostenitori  naoniani. Il pullman dei "De Agostini fans", partiti da Tricesimo per sostenere Michele De Agostini, anch’essi bardati di neroverde. Un pullamn arriva da Portogruaro, dove scendono 50 ragazzotti, indolenti al freddo in maniche e calzoni corti, ma con sciarpa e cappellino neroverde. Cantano, battono le mani. Si è tutto vero, questa sera noi siamo qui e all’ingresso in campo per il riscaldamento di Stefani e compagni è un boato assordante.
La partita è finita come tutti sapete, il Pordenone non cè l’ha fatta per un soffio, uscendo dopo la lotteria dei rigori che ha premiato l’Inter. Ma il brivido più grande è stato al termine, quando la squadra dopo aver sfiorato l’impresa è andata a salutare sotto la curva dei 4.500 pordenonesi. L’urlo devastante, di uno stadio Meazza in via di svuotamento, ha invaso la squadra e noi seduti in tribuna lo abbiamo percepito in tutti i suoi decibel. In un autogrill lungo la via del ritorno, facce stanche ma orgogliose e quel “Pienne” urlato a gran voce che sorprende anche i pochi non pordenonesi presenti, tra cui Maxi Lopez, incrociato a Brescia, che saluta gli ultras neroverdi.
Un grande, anzi grandissimo grazie Pordenone, per averci regalato una serata così, una vigilia di Santa Lucia indimenticabile. Ora pensiamo a fare altrettanto in campionato, dove la situazione non è persa, ma nemmeno facile da ricucire. Ma se abbiamo messo paura all’Inter, questa squadra non deve avere paura di nessuno.

Gianpaolo Leonardi

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 @RIPRODUZIONE RISERVATA

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  Scritto da La Redazione il 13/12/2017
 

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