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Edizione provinciale di Gorizia


VI DICO LA MIA - Eravamo 4 amici al bar...

Alcune società tentano di porre rimedio a un campionato Provinciale troppo breve organizzando a proprie spese un torneo dedicato durante la sosta invernale per far giocare e competere i loro ragazzi

(Tempo di lettura: circa 7 minuti)

L’altra sera, da buoni e vecchi amici, legati dalla comune passione per il calcio giovanile tanto da farci spendere una gran bella fetta del nostro tempo immersi in questo microcosmo sportivo, ci siamo dati appuntamento, noi oggi dirigenti di società, al baretto privato del campo base della Sandanielese di San Daniele del Friuli per discutere come poter porre rimedio ad una situazione che, a nostro avviso, necessita di correttivi sostanziali. Infatti ci siamo ritrovati lì per organizzare un torneo dedicato alla categoria Under 15 Provinciali per riempire la lunga sosta natalizia predisposta dalla Delegazione di Udine. Nulla di strano direte voi. Invece, la questione merita alcune riflessioni che vanno approfondite.
In premessa, sia chiaro che tutto ciò non sarà gratis: le società partecipanti dovranno pagare, come da regolamento tornei, la “gabella” prevista com'è logico ma, a quanto pare, il gioco vale la candela quando si tratta di venire incontro alle esigenze dei propri ragazzi.
Analizziamone, allora, le motivazioni. Tutto parte dal fatto che l’attuale campionato Provinciale pensato dalle nostre Delegazioni sparse in regione si presenta, a nostro parere, inadeguato rispetto ai tempi di attuazione; in parole povere dura troppo poco.

Senza scendere molto nei particolari, dati alla mano, a fronte di 69 squadre iscritte in tutta la regione, (una si è ritirata) i 4 Comitati hanno optato per una tendenziale suddivisione in gironi composti da 10 squadre (3 gironi da 10 squadre cadauno, 2 gironi da 9 e 1 da 11). Quello che a noi però preoccupa e sconcerta è che a questi ragazzini venga offerta la possibilità di giocare solamente 17, massimo 18 partite di campionato!
Tradotto significa che, in una stagione che si protrae pressappoco per 9 mesi di effettiva attività, il campionato vero e proprio si svolge in poco più di 4 mesi effettivi!

Diamo uno sguardo anche ai tempi di attuazione. A Pordenone si è partiti il 24/09 con l’ultima giornata programmata il 04/02; la pausa va dal 17/12 al 14/01 (27gg di stop).
A Udine, Gorizia e Trieste la partenza si è avuta l’8/10; Udine e Gorizia rispettano la pausa dal 26/11, ora slittata al 3/12 a causa del maltempo, fino all'11/02 (76gg ridotti a 69gg di stop), chiusura stabilita il 21/04; per Trieste l’arrivo slitta addirittura al 05/05 mentre la sosta invernale va dal 10/12 all’11/02 (62gg di stop).

Insomma pare di vedere 10 italiani ordinare 10 tipi diversi di caffè! Vista così verrebbe da pensare che i Comitati si siano, diciamo, mossi abbastanza in libertà. Questa, quindi, la fotografia della situazione attuale. Quello che colpisce, in negativo, sono i gironi pensati per sole 9, 10 e 11 squadre. Allora perché per i due 2 gironi Regionale e d’Elite si è pensato di strutturarli con un numero di 14 squadre? Ciò lascia pensare che quella dovrebbe essere la scelta ottimale.
Perché allora i Provinciali sono stati trattati in maniera così difforme? Forse “figli di un Dio minore” perché sono i meno abili in questo sport?
Non sarebbe stato sufficiente, sempre dati alla mano, tagliare un girone da 10 squadre e portare i restanti a 13 cadauno? Il sospetto che si sia voluto favorire le esigenze del “Palazzo” anziché dei ragazzi, perdonatemi, è davvero forte! A pensar male a volte ci si azzecca.
Si fa presto a dire che i nostri giovani sono molto cambiati, che sono molto più sedentari rispetto alle generazioni di 40/50 anni fa, ma anche rispetto a soli 10 anni fa; che hanno anche subito la disgrazia del Covid che li ha chiusi in casa per quasi 2 anni, che li ha sconquassati, ha tolto loro le routine, eccetera, eccetera. E poi gli si offre questa miseria di campionato minando qualsiasi eventuale opportunità per cercare di rimotivarli al gioco del pallone!

Chissà quanti genitori avranno già cominciato ad accarezzare l’idea di indirizzare i propri figli verso altri sport. Magari, forse al chiuso, senza problemi di pioggia, freddo e fango da lavare per le mamme. Tutti d’accordo che i nostri giovani virgulti non siano molto propensi al sacrificio come lo erano le generazioni che li hanno recentemente preceduti; ma neppure rispetto ai tanti stranieri che troviamo correre, in numero sempre crescente, in tutti i campi di gioco italici, siano essi professionisti o, ancor più preoccupante, dilettanti e il pensiero corre subito alla crisi della Nazionale; e sembriamo anche tutti ben consapevoli che questi stranieri quasi sempre provengano da contesti difficili, complicati e che siano, di norma, sicuramente meno agiati dei nostri ma, indubbiamente, più inclini all’adattamento e al sacrificio. E allora, se non vogliamo depauperare ancor più il numero dei praticanti italiani nei nostri settori giovanili dobbiamo cercare nuove strategie motivazionali che non passano certo attraverso scelte come quella appena menzionata. A tutto ciò poi si aggiungono le problematiche che stanno emergendo con la recente Riforma dello sport che sta disorientando, e di molto, le nostre società sportive sempre più oberate da ulteriori oneri sia finanziari che burocratici per mandare avanti la loro attività. Sembra quasi che si faccia di tutto per mettere il popolo del Volontariato dei dilettanti in ginocchio e questo andrà a incrementare il trend negativo relativo alla carenza di quel ricambio generazionale dei presidenti di società che non si capisce perché mai dovrebbero diventare imprenditori di una società calcistica dilettantistica dove si opera quasi sempre in perdita. Oltre a queste evidenti criticità si vanno ora ad aggiungere anche nuove strategie societarie. Infatti, alcune società dilettantistiche che si occupano di settore giovanile, certamente un po’ più organizzate e attrezzate della media, sembrano volerne approfittare per creare situazioni di oligopolio dove in pochi si vogliono dividere questa attività che sta prendendo i contorni di un vero e proprio mercato e questa affermazione già pare una bestemmia!
Allargare anche al Settore giovanile la possibilità di avere più squadre della stessa categoria che competono regolarmente non “fuori classifica” in gironi diversi tra Elite, Regionali e Provinciali sembra accorciare l’agonia di chi si arrabatta a tenere insieme la squadretta del paese mentre a pochi chilometri di distanza la società più attrezzata, anche in forza di ciò, tessera lecitamente 25 calciatori per squadra ben sapendo di poterne schierare in lista al massimo 20 (ma poi quanti scenderanno realmente in campo?), neanche fosse una società professionistica, ma con la concreta opportunità, ribadisco lecita e affatto da non sottovalutare, di poter far cassa e aumentare di conseguenza gli introiti totali.

Per non parlare poi di quello che vediamo scorrendo i risultati sul campo: punteggi da pallavolo che annullano qualsiasi obiettivo di un normale allenatore che da lì a poco comincerà a perdere i propri ragazzi, disintegrati nel morale e, quel che è peggio, nell’autostima. Facile prevedere che così facendo le squadre continueranno a ridursi e di pari passo con il numero dei tesserati, peraltro già in calo da diversi anni. Che dire poi dei costi che le famiglie dovranno sostenere per mandare i propri figli a praticare il calcio? Aumenteranno a dismisura, come già sta succedendo un po’ a macchia di leopardo, a fronte di un’offerta rigida e che non pare sia cambiata molto negli ultimi anni. Fossi nei panni di qualche uomo al vertice della Federcalcio inizierei a preoccuparmi e non solamente per le sedie che di pari passo spariranno con la diminuzione dei praticanti!

Al bar noi 4 amici ci siamo detti che la nostra base sarebbe anche disponibile ad aiutare a ricercare valide soluzioni ma per poterlo fare bisogna che qualcuno lassù ai piani alti ci interpelli.

Loris Garofalo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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  Scritto da La Redazione il 15/11/2023
 

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